• PENSACI GIACOMINO
    MESSINA - TEATRO VITTORIO EMANUELE
    16-12-2018

PENSACI GIACOMINO

14 Dicembre 2018 - Ore 21:00

15 Dicembre 2018 - Ore 21:00

16 Dicembre 2018 - Ore 17:30

Teatro Vittorio Emanuele - Messina


con Leo Gullotta, Liborio NataliRita AbelaFederica Bern, Valentina GristinaGaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi Sergio Mascherpa
di Luigi Pirandello - lettura drammaturgica Fabio Grossi - scena e costumi Angela Gallaro Goracci - musiche Germano Mazzocchetti - luci Umile Vainieri - regista assistente
 Mimmo Verdesca
voce dei brani cantati Claudia Portale - aiuto regia Bruno Maurizio Prestigio - assistente scenografo Elio Di Franco - assistente costumi Riccardo Cappello- direttore di scena Andrea Cecchini - foto di scena Tommaso Le Pera - foto di locandina di Fausto Brigantino - amministratore di compagnia Stefano De Leonardis
organizzazione Carmela Angelini - regia Fabio Grossi - produzione Compagnia Enfi Teatro – Teatro Stabile di Catania
“Pensaci, Giacomino” nasce in veste di novella del 1915 per poi avere la sua prima edizione teatrale, in lingua, nel 1917. Tutti i ragionamenti, i luoghi comuni, gli assiomi pirandelliani sono presenti in quest’opera. Un testo di condanna, condanna di una società becera e ciarliera, dove il gioco della calunnia, del dissacro e del bigottismo è sempre pronto ad esibirsi. E proprio con e da queste caratteristiche che il testo si configura come attuale, contemporaneo.
La storia racconta di una fanciulla che, rimasta incinta del suo giovane fidanzato, non sa come poter portare avanti questa gravidanza: il professore Toti pensa di poterla aiutare chiedendola in moglie e potendola poi così autorizzare a vivere della sua pensione, “per almeno cinquanta anni”, il giorno che lui non ci sarà più. Naturalmente la società civile si rivolterà contro questa decisione anche a discapito della piccola creatura
che nel frattempo è venuta al mondo. Una tragedia civile che si configura, così, in tutta la sua morbosa veemenza. Finale pirandelliano pieno di amara speranza, dove il giovane Giacomino prenderà coscienza del suo essere civile, del suo essere uomo, del suo essere padre e andrà via da quella casa che lo tiene prigioniero, per vivere la sua vita con il figlio e con la giovane madre. Da qui si desume quanto tutto questo possa svolgere il pensiero pirandelliano nei confronti di una società che allora era misogina, opportunista e becera. Racconta di uno Stato patrigno nei confronti dei propri cittadini soprattutto nei confronti della casta degli insegnanti, sottopagati e bistrattati. Grande bella qualità del premio Nobel di Agrigento nel prevedere il futuro di una società, e come raccontava Giovan Battista Vico “corsi e ricorsi storici”, cioè nulla cambia nulla si trasforma e tutto ritorna: ancora oggi si veste dei soliti cenci, unti e bisunti. Una società quindi letta con la mostruosità di giganti opprimenti, presenti, determinanti, dequalificanti. Fabio Grossi